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Documento per l' etica alpinistica.
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Roberto



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MessaggioInviato: Lun Lug 09, 2007 9:15 am    Oggetto: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

Ecco la stesura definitiva del documento che è visibile sul libro delle ascensioni alla Gran Baita ai Prati di Tivo (Gran Sasso).
A cura di un gruppo di alpinisti frequantatori del gruppo, è nato per arginare il continuo dilagare di spit su vie classiche o meno, o l' apertura di nuovi itinerari a spit, che incrociano, passano troppo vicino o addirittura ricalcano vie esistenti.
Si può aderire al documento firmandolo, o comunicando nome e cognome in questo topic (o nell' analogo su FuoriVia, anche via MP), sarà nostra cura aggiungere il nominativo agli altri firmatari.

Citazione:
Negli ultimi tempi, si sta sempre più diffondendo, sul Gran Sasso, la pratica di aprire nuovi itinerari che intersecano o ricalcano vecchie vie, o, peggio, quella di aggiungere protezioni moderne inamovibili (fix, fittoni, ecc.) su vie preesistenti e in tratti che ne erano privi, evidentemente allo scopo di “addomesticare” le difficoltà di talune vie alle capacità di ripetitori che con la chiodatura originale non sarebbero stati in grado di ripetere quegli itinerari, o, ancora, allo scopo (o meglio, illusione) di rendere “sicure” le vie più ripetute. Esempi tipici le soste su Aquilotti 75, sulla Morandi-Consiglio-De Riitis, sulla Gervasutti, sullo Spigolo SSE.

Il persistere di tali condotte rischia di mortificare e annullare per sempre, con questi gesti tanto sbrigativi quanto sconsiderati e irrispettosi, lo spirito e il valore alpinistico di imprese attraverso le quali personaggi che hanno fatto la storia alpinistica del Gran Sasso, hanno superato – in epoche diverse - linee logiche anche di grande difficoltà, offerte dalla natura verticale, con prevalente uso di protezioni mobili e senza trapanare inutilmente e sistematicamente la roccia. Queste vie si ritengono delle vere e proprie opere d’arte, che i ripetitori di oggi e di domani hanno il dovere di rispettare e preservare, per dare possibilità a chiunque di poterle ripercorrere ed apprezzare.

Dopo esserci confrontati in varie sedi circa il futuro di questa montagna, con riguardo alla questione dell'etica alpinistica in generale e dello stile adottato nell'apertura di itinerari nuovi in zona, si è deciso di sottoscrivere e sostenere i contenuti del seguente documento e le relative conclusioni:

1. Si auspica che le vie già esistenti e aperte con protezioni tradizionali non vengano snaturate da una chiodatura a perforazione (per esempio con spit, fix o fittoni quali protezioni intermedie).
Le vie classiche dovrebbero mantenere il loro carattere originario e così anche il loro valore alpinistico. Chiediamo quindi a tutti gli alpinisti, arrampicatori e chiodatori di rispettare e di immedesimarsi nelle tradizioni vigenti su queste pareti, nonché di prestare attenzione a non ledere vie già esistenti intersecandole ripetutamente, ricalcandole o tracciando nuovi itinerari in stretta prossimità di esse.

2. Si auspica che la sostituzione di protezioni deteriorate dall’età e quindi fatiscenti, preesistenti sui tracciati classici (fix/fittoni in sosta, in luogo dei vecchi chiodi/spit/fittoni, ecc.) e la rimozione di eventuali protezioni aggiunte in posizioni sbagliate o in tratti che erano privi di protezioni fisse all’atto dell’apertura e delle prime ripetizioni della via, avvenga ad opera di Guide Alpine ovvero di alpinisti la cui comprovata e riconosciuta esperienza garantisce la necessaria abilità e tecnica nel posizionamento dell’attrezzatura messa in sostituzione o nella rimozione di quella vetusta o inutilmente aggiunta in seguito.

3. In quelle pareti con spazio sufficiente per nuove aperture, le vie vanno aperte dal basso, nel rispetto dell’etica e della regolamentazione locale, evitando di far uso sistematico ed eccessivo di chiodatura a perforazione proprio per conservare terreno d'avventura e di esplorazione per le future generazioni, alle quali occorre rendere possibile libertà d’azione secondo le loro capacità, indubbiamente un domani più evolute

4. Itinerari superattrezzati ingannano facilmente chi esce dalla falesia, dandogli la sensazione/illusione di una totale sicurezza. Nel severo ambiente di montagna permangono pur sempre una serie di pericoli oggettivi che si moltiplicano, inoltre, a causa dell’iperfrequentazione di dette vie, per cui fermo restando che una maggiore sicurezza è raggiungibile solo facendo leva sull’autoresponsabilità di ogni singolo arrampicatore, pur considerato che l’arrampicata sportiva in quota è oggi comunemente accettata e praticata anche in località delle Alpi, italiane ed estere, di forti e secolari tradizioni alpinistiche, facciamo appello alla sensibilità degli autori di tali “tracciati costruiti”, affinché limitino l’apertura degli stessi a quegli avancorpi, pareti e settori del massiccio in cui la presenza di queste vie “sportive di più tiri” non alteri particolari significati storici (con riferimento alle vie circostanti) e nel contempo non costituisca di per sé un pericolo evidente per i potenziali fruitori (avvicinamento o discesa alpinistica, pericoli dall’alto, qualità della roccia, orientamento, ecc.).

Facendo riferimento :
- alle Tavole di Courmayeur,
- al documento del Club Alpino Accademico Italiano riguardante l'etica dell'arrampicata
- alla recente dichiarazione "Tirol Deklaration" delle associazioni alpine di Germania, Austria e Alto Adige in collaborazione con l’UIAA
- al progetto “Mountain Wilderness Svizzera”
- al Regolamento del “Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga”

facciamo perciò appello a tutti gli scalatori di qualsiasi livello ed ideologia, affinché si associno a queste nostre idee e le promuovano e le sostengano in ogni sede e in ogni pubblica occasione.

Esse non sono intese come una restrizione, bensì come forma d'espressione di maggior libertà, lasciando più spazio alla creatività di ogni arrampicatore che potrà così continuare la sua personale esplorazione (con lo stesso spirito dei primi salitori) in un ambiente di unica e naturale bellezza.

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L’unico modo per essere liberi è essere colti (J. Martì)


Ultima modifica di Roberto il Lun Lug 23, 2007 19:08 pm, modificato 1 volta in totale
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buccio



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MessaggioInviato: Lun Lug 09, 2007 11:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Sottoscrivo...ma come la metti con Fabbione??? Razz
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Roberto



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MessaggioInviato: Mar Lug 10, 2007 19:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

buccio ha scritto:
Sottoscrivo...ma come la metti con Fabbione??? Razz


Firmi o no? Rolling Eyes
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alberto60




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MessaggioInviato: Mer Lug 11, 2007 8:18 am    Oggetto: Rispondi citando

Approvo e firmo. Alberto
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Giampo



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MessaggioInviato: Mer Lug 11, 2007 10:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Aderisco con convinzione.

Se domenica sono su ai Prati firmo direttamente il documento.
Altrimenti , Robè, ti mando un mp coi miei dati
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Can
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buccio



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MessaggioInviato: Mer Lug 11, 2007 14:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Roberto ha scritto:
buccio ha scritto:
Sottoscrivo...ma come la metti con Fabbione??? Razz


Firmi o no? Rolling Eyes


Ma perchè non s'era capito che firmavo? Shocked
Inserisci pure il mio nome nell'elenco.

p.s.: litigherai ancor di più con la soltia cricca...in bocca al lupo Cool
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Roberto



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MessaggioInviato: Mer Lug 11, 2007 14:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

buccio ha scritto:
Roberto ha scritto:
buccio ha scritto:
Sottoscrivo...ma come la metti con Fabbione??? Razz


Firmi o no? Rolling Eyes


Ma perchè non s'era capito che firmavo? Shocked
Inserisci pure il mio nome nell'elenco.

p.s.: litigherai ancor di più con la soltia cricca...in bocca al lupo Cool


Il "documento" non è una mia iniziativa, ma di un gruppo di scalatori frequentatori del Gran Sasso, consapevoli che se continua in questo modo il Gran Sasso diventa una falesiona senza storia alpinistica.
Anche chi ha già aperto vie a spit (e tra questi ci sono anche io) dovrebbe, ragionevolmente, aderire, visto che è interesse di tutti che ciò che consideriamo alpinismo resti tale.
Non credo che il fatto di aver divulagato tale iniziativa mi possa creare inimicizie Wink
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alberto60




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MessaggioInviato: Mer Lug 11, 2007 14:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Roberto ha scritto:
buccio ha scritto:
Roberto ha scritto:
buccio ha scritto:
Sottoscrivo...ma come la metti con Fabbione??? Razz


Firmi o no? Rolling Eyes


Ma perchè non s'era capito che firmavo? Shocked
Inserisci pure il mio nome nell'elenco.

p.s.: litigherai ancor di più con la soltia cricca...in bocca al lupo Cool


Il "documento" non è una mia iniziativa, ma di un gruppo di scalatori frequentatori del Gran Sasso, consapevoli che se continua in questo modo il Gran Sasso diventa una falesiona senza storia alpinistica.
Anche chi ha già aperto vie a spit (e tra questi ci sono anche io) dovrebbe, ragionevolmente, aderire, visto che è interesse di tutti che ciò che consideriamo alpinismo resti tale.
Non credo che il fatto di aver divulagato tale iniziativa mi possa creare inimicizie Wink


Se qualcuno si comporterà da nemico dietro la scusa di non condividere questa ottima e giusta iniziativa, lo farà perchè era già nemico in precedenza.

Il fatto di non condividere certe idee, etiche , concezioni , non esime dal rispetto.
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Roberto



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MessaggioInviato: Lun Lug 23, 2007 19:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Allora, tutta qui la "partecipazione" di PM? Rolling Eyes
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Fokozzone




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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 13:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Io sono perfettamente d' accordo con tutto quello che c' è nel documento meno che sulle soste.
La presenza di soste sicure non ti garantisce affatto di riuscire a far la via, ma solo di scendere senza ammazzarti.
Non credo che sia una mortificazione dell' avventura, nè un togliere spazio agli altri, comprese le future generazioni.

Ciao Fokozzone
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alberto60




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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 14:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Fokozzone ha scritto:
Io sono perfettamente d' accordo con tutto quello che c' è nel documento meno che sulle soste.
La presenza di soste sicure non ti garantisce affatto di riuscire a far la via, ma solo di scendere senza ammazzarti.
Non credo che sia una mortificazione dell' avventura, nè un togliere spazio agli altri, comprese le future generazioni.

Ciao Fokozzone


Non voglio riaprire la discussione spit/fix SI , oppure NO .

Però non sono daccordo. L'equazione spit/fix uguale sicurezza è un falso e pericoloso messaggio e può invogliare persone non preparate ad affrontare un'itinerario per loro troppo impegnativo, tanto ci sono le soste a spitti e ci si può calare.

Sapersi costruire una sosta sicura con chiodi , dadi e friends ed ancoragi nauturali, fa parte della preparazione alpinistica personale.
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gug




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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 15:28 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sulle soste si può discutere, condivido la posizione di Alberto, anche se forse ci sono situazioni (affollamento, stato delle soste, difficoltà a ripristinarle a chiodi) in cui si potrebbe discutere.
Come ho già detto di là, invece, sono assolutamente a favore di linee di calata a fittoni, dove c'è grande affollamento, come viene fatto anche in molte zone dolomitiche (Tre Cime, Vajolet, Campanile Basso....).
Io ho già mandato un mp a Buzz per aderire: credo che sia la cosa migliore da fare, in modo che si metta anche indirizzo e nome e cognome.
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Gian




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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 15:30 pm    Oggetto: Re: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

Roberto ha scritto:
Ecco la stesura definitiva del documento che è visibile sul libro delle ascensioni alla Gran Baita ai Prati di Tivo (Gran Sasso).
A cura di un gruppo di alpinisti frequantatori del gruppo, è nato per arginare il continuo dilagare di spit su vie classiche o meno, o l' apertura di nuovi itinerari a spit, che incrociano, passano troppo vicino o addirittura ricalcano vie esistenti.
Si può aderire al documento firmandolo, o comunicando nome e cognome in questo topic (o nell' analogo su FuoriVia, anche via MP), sarà nostra cura aggiungere il nominativo agli altri firmatari.

Citazione:
Negli ultimi tempi, si sta sempre più diffondendo, sul Gran Sasso, la pratica di aprire nuovi itinerari che intersecano o ricalcano vecchie vie, o, peggio, quella di aggiungere protezioni moderne inamovibili (fix, fittoni, ecc.) su vie preesistenti e in tratti che ne erano privi, evidentemente allo scopo di “addomesticare” le difficoltà di talune vie alle capacità di ripetitori che con la chiodatura originale non sarebbero stati in grado di ripetere quegli itinerari, o, ancora, allo scopo (o meglio, illusione) di rendere “sicure” le vie più ripetute. Esempi tipici le soste su Aquilotti 75, sulla Morandi-Consiglio-De Riitis, sulla Gervasutti, sullo Spigolo SSE.

Il persistere di tali condotte rischia di mortificare e annullare per sempre, con questi gesti tanto sbrigativi quanto sconsiderati e irrispettosi, lo spirito e il valore alpinistico di imprese attraverso le quali personaggi che hanno fatto la storia alpinistica del Gran Sasso, hanno superato – in epoche diverse - linee logiche anche di grande difficoltà, offerte dalla natura verticale, con prevalente uso di protezioni mobili e senza trapanare inutilmente e sistematicamente la roccia. Queste vie si ritengono delle vere e proprie opere d’arte, che i ripetitori di oggi e di domani hanno il dovere di rispettare e preservare, per dare possibilità a chiunque di poterle ripercorrere ed apprezzare.

Dopo esserci confrontati in varie sedi circa il futuro di questa montagna, con riguardo alla questione dell'etica alpinistica in generale e dello stile adottato nell'apertura di itinerari nuovi in zona, si è deciso di sottoscrivere e sostenere i contenuti del seguente documento e le relative conclusioni:

1. Si auspica che le vie già esistenti e aperte con protezioni tradizionali non vengano snaturate da una chiodatura a perforazione (per esempio con spit, fix o fittoni quali protezioni intermedie).
Le vie classiche dovrebbero mantenere il loro carattere originario e così anche il loro valore alpinistico. Chiediamo quindi a tutti gli alpinisti, arrampicatori e chiodatori di rispettare e di immedesimarsi nelle tradizioni vigenti su queste pareti, nonché di prestare attenzione a non ledere vie già esistenti intersecandole ripetutamente, ricalcandole o tracciando nuovi itinerari in stretta prossimità di esse.

2. Si auspica che la sostituzione di protezioni deteriorate dall’età e quindi fatiscenti, preesistenti sui tracciati classici (fix/fittoni in sosta, in luogo dei vecchi chiodi/spit/fittoni, ecc.) e la rimozione di eventuali protezioni aggiunte in posizioni sbagliate o in tratti che erano privi di protezioni fisse all’atto dell’apertura e delle prime ripetizioni della via, avvenga ad opera di Guide Alpine ovvero di alpinisti la cui comprovata e riconosciuta esperienza garantisce la necessaria abilità e tecnica nel posizionamento dell’attrezzatura messa in sostituzione o nella rimozione di quella vetusta o inutilmente aggiunta in seguito.

3. In quelle pareti con spazio sufficiente per nuove aperture, le vie vanno aperte dal basso, nel rispetto dell’etica e della regolamentazione locale, evitando di far uso sistematico ed eccessivo di chiodatura a perforazione proprio per conservare terreno d'avventura e di esplorazione per le future generazioni, alle quali occorre rendere possibile libertà d’azione secondo le loro capacità, indubbiamente un domani più evolute

4. Itinerari superattrezzati ingannano facilmente chi esce dalla falesia, dandogli la sensazione/illusione di una totale sicurezza. Nel severo ambiente di montagna permangono pur sempre una serie di pericoli oggettivi che si moltiplicano, inoltre, a causa dell’iperfrequentazione di dette vie, per cui fermo restando che una maggiore sicurezza è raggiungibile solo facendo leva sull’autoresponsabilità di ogni singolo arrampicatore, pur considerato che l’arrampicata sportiva in quota è oggi comunemente accettata e praticata anche in località delle Alpi, italiane ed estere, di forti e secolari tradizioni alpinistiche, facciamo appello alla sensibilità degli autori di tali “tracciati costruiti”, affinché limitino l’apertura degli stessi a quegli avancorpi, pareti e settori del massiccio in cui la presenza di queste vie “sportive di più tiri” non alteri particolari significati storici (con riferimento alle vie circostanti) e nel contempo non costituisca di per sé un pericolo evidente per i potenziali fruitori (avvicinamento o discesa alpinistica, pericoli dall’alto, qualità della roccia, orientamento, ecc.).

Facendo riferimento :
- alle Tavole di Courmayeur,
- al documento del Club Alpino Accademico Italiano riguardante l'etica dell'arrampicata
- alla recente dichiarazione "Tirol Deklaration" delle associazioni alpine di Germania, Austria e Alto Adige in collaborazione con l’UIAA
- al progetto “Mountain Wilderness Svizzera”
- al Regolamento del “Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga”

facciamo perciò appello a tutti gli scalatori di qualsiasi livello ed ideologia, affinché si associno a queste nostre idee e le promuovano e le sostengano in ogni sede e in ogni pubblica occasione.

Esse non sono intese come una restrizione, bensì come forma d'espressione di maggior libertà, lasciando più spazio alla creatività di ogni arrampicatore che potrà così continuare la sua personale esplorazione (con lo stesso spirito dei primi salitori) in un ambiente di unica e naturale bellezza.


che palle
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gug




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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 15:37 pm    Oggetto: Re: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

Gian ha scritto:

che palle


...se non ti interessava non c'era bisogno che ti disturbavi a quotare e fare un commento fuori luogo. Per molti di noi quel documento è importante e la situazione che c'è dietro è preoccupante.
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Gian




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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 8:23 am    Oggetto: Re: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

gug ha scritto:
Gian ha scritto:

che palle


...se non ti interessava non c'era bisogno che ti disturbavi a quotare e fare un commento fuori luogo. Per molti di noi quel documento è importante e la situazione che c'è dietro è preoccupante.

che palle
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Drugo Lebowsky




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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 9:05 am    Oggetto: Re: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

Gian ha scritto:
...
che palle


Rolling Eyes e allora... come all'asilo! Rolling Eyes

CHEPPALLE A CHI DICE CHEPPALLE!!!Mr. Green Mr. Green Mr. Green
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Roberto



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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 9:53 am    Oggetto: Re: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

Gian ha scritto:
gug ha scritto:
Gian ha scritto:

che palle


...se non ti interessava non c'era bisogno che ti disturbavi a quotare e fare un commento fuori luogo. Per molti di noi quel documento è importante e la situazione che c'è dietro è preoccupante.

che palle
Se permetti lo dico io :che palle Rolling Eyes
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supergiovane



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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 11:45 am    Oggetto: Rispondi citando

Sottoscrivo.
Dimmi praticamente come devo fare per apporre la mia firma.

PS Non sono mai stato al GS, ma conto di metterci mano. E poi sono favorevole verso queste iniziative di salvaguardia della storia alpinistica locale...
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Roberto



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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 11:55 am    Oggetto: Rispondi citando

supergiovane ha scritto:
Sottoscrivo.
Dimmi praticamente come devo fare per apporre la mia firma.

PS Non sono mai stato al GS, ma conto di metterci mano. E poi sono favorevole verso queste iniziative di salvaguardia della storia alpinistica locale...
Mandami via MP nome e cognome, ti aggiungo alla lista dei firmatari Very Happy
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gug




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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 19:20 pm    Oggetto: Re: Documento per l' etica alpinistica. Rispondi citando

Gian ha scritto:
gug ha scritto:
Gian ha scritto:

che palle


...se non ti interessava non c'era bisogno che ti disturbavi a quotare e fare un commento fuori luogo. Per molti di noi quel documento è importante e la situazione che c'è dietro è preoccupante.

che palle


...che stronzo! Twisted Evil
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