strage alla maratona di Boston: terroristi bastardi

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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 13:55 pm

Roma. Il mito dell?esercito di Jabhat al Nusra travalica i confini siriani e, dal nord Africa al medio oriente, sta infiammando le nuove generazioni jihadiste.

Ne parlano con grande enfasi sui loro forum chiedendosi cosa fare per essere reclutati dal gruppo terrorista e raggiungere la Siria.

C?è addirittura chi palesa apertamente di essere pronto al martirio, a immolarsi in operazioni suicide, vantando l?addestramento ricevuto da ?leggendari veterani? del jihad.

Ciò, con buona pace dei sostenitori della tesi secondo cui al Nusra, dopo la recente pubblica dichiarazione di fedeltà al leader di al Qaida, Ayman al Zawahiri, avrebbe perso gran parte della sua attrattiva e capacità di reclutamento.

?Il fatto è ? confida al Foglio una fonte d?intelligence mediorientale ? che in Libia, prima, e in Siria, dopo, l?occidente ha finito con il favorire, finanziare e armare i suoi stessi nemici.
Oggi tutti parlano di droni, di nuove strategie nel contrasto al terrorismo, ma nessuno si è preso la briga di conoscere esattamente il numero degli effettivi che compongono l?esercito jihadista, stanziale e itinerante, impegnato nelle varie aree di crisi. Un esercito che abbiamo incoscientemente usato, a macchia di leopardo, contro Muammar Gheddafi e che ora, ripetendo l?errore, utilizziamo per abbattere il regime di Bashar el Assad. Tranne, poi, ritrovarcelo come nemico nella crisi maliana e nel resto dei paesi nordafricani e non solo. Sia come sia, da nostre stime abbastanza accurate, l?esercito jihadista (stanziale e itinerante), a maggioranza salafita, materializzatosi con la primavera araba, ammonterebbe nel suo complesso a oltre 225 mila uomini?.

Un dato impressionante che fa il paio con un aspetto ancora più inquietante: molti di essi hanno affermato che, dopo anni di jihad, l?unico mestiere che conoscono e sono in grado di fare è quello di combattere. ?

Di recente ? continua il nostro interlocutore ? abbiamo parlato, durante un?operazione sotto copertura, proprio con alcuni membri di Jabhat al Nusra che hanno candidamente ammesso che per loro è impensabile tornare a un?esistenza normale.

Combattere e ancora combattere è la loro vera ragione di vita.

Alcuni si trascinano dietro persino la famiglia sistemandola nei campi profughi logisticamente più vicini alle zone di combattimento?. Una caratteristica, questa, che ritroviamo puntualmente anche tra i miliziani di al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi) e dei suoi alleati.

Tra i primi a prenderne coscienza è stato il sito JeuneAfrique attraverso un?analisi che pone in evidenza come la crisi nel Mali stia rischiando di divenire, per la Francia e la comunità internazionale, ?un salto verso l?ignoto?.

?I francesi ? si legge ? non vogliono impantanarsi nel nord del paese e a New York e Parigi già pensano al futuro. Chi prenderà le redini per mettere in sicurezza il territorio? L?esercito maliano è incapace e i Caschi blu, da soli, non saranno sufficienti?.

A rincarare la dose sono state le dichiarazioni rese il 10 aprile, al Senato americano, dal consigliere alla Difesa, Michael Sheehan, secondo cui le forze della Comunità economica degli stati dell?Africa occidentale (Cédéao), schierate nel Mali, ?sono buone a nulla?. Un giudizio impietoso che contrasta con le rassicurazioni fornite da Parigi sulla stabilizzazione della situazione. L?unica cosa certa, al momento, è che i jihadisti continueranno a combattere sempre e ovunque si trovino.



una fogna



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Messaggioda MarcoS » mer apr 24, 2013 14:04 pm

ah, adesso da boston al jihadismo nordafricano/mediorientale. bel salto, passando per napoli.
sempre pezzi di articoli copianincollati senza link di riferimento.

continui a svicolare, eh?
capaci tutti di fare così.
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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 14:14 pm

WASHINGTON ? «Prepara la bomba nella cucina di tua mamma». Firmato «lo chef di Al Qaeda».

Così si apre una delle pagine di «Inspire», rivista online dei militanti yemeniti.

Un articolo con istruzioni minuziose su come costruire un ordigno usando polvere pirica dai fuochi d'artificio e altre sostanze. Gli attentatori di Boston ? secondo la confessione del superstite Dzhokhar ? hanno «scaricato» da qui i dati per trasformare una pentola a pressione, piena d'esplosivo e chiodi, in una trappola letale. Non è questa l'unica «rivelazione» del diciannovenne americano d'origine cecena.

Per Dzhokhar non ci sono altri complici. Hanno fatto tutto da soli, senza legami internazionali, spinti dalla voglia di jihad per difendere l'islam, «minacciato dalle guerre Usa dall'Iraq all'Afghanistan».

Tamerlan, 26 anni, a fare da leader-istigatore, il più piccolo come spalla.

Loro hanno colpito la maratona, loro hanno ucciso un agente.

Confessione piena davanti al giudice. Le dichiarazioni, però, costituiscono la prima verità. Questo non significa che l'Fbi consideri il caso chiuso e risolto in tempi degni di un telefilm di Csi. Tutto va verificato.

Dzhokhar potrebbe aver cercato di depistare gli agenti per proteggere eventuali mandanti o complici. C'è poi la questione degli ordigni. I terroristi hanno dimostrato di poter usare al meglio quanto di peggio offre Internet. E per alcuni esperti è credibile che abbiano tratto le informazioni cercando sul web. Una capacità tecnica sufficiente per l'obiettivo.

Terroristi fai-da-te, però, piuttosto pasticcioni visto che sono stati individuati quasi subito. Altri mostrano scetticismo. Lo scenario è compatibile, ma ritengono che Tamerlan possa aver avuto una qualche forma di addestramento.

Negli Usa oppure in occasione del viaggio in Daghestan attorno al quale continuano a circolare notizie su possibili contatti tra il terrorista e un militante di peso.

Il sentiero investigativo si addentra anche nella realtà familiare. I genitori di Tamerlan saranno interrogati in Daghestan dai diplomatici Usa, presto toccherà alla moglie Elizabeth. Testimoni non secondari se davvero la strage è stata ideata nella casa di Cambridge.

Missione a tutto campo per l'Fbi che oltre a far luce sulla trama deve parare i colpi del Congresso, convinto che gli agenti abbiano delle responsabilità per non aver capito la pericolosità del ceceno.


faranno uguale anche gli amici dei terroristi, o solo chiacchiere :?:


:roll:
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Messaggioda nuvolarossa » mer apr 24, 2013 14:24 pm

MarcoS ha scritto:si, credeghe che lo legge... :lol:

Ma mica l'ho messo per lui, passa tanta gente senza scrivere...

MarcoS ha scritto:@undertaken

allora, rispondi alle domande di cui sopra?
ma forse non ne sei in grado. Certo è più semplice copiaincollare articoli e foto sparse senza nemmeno citare la fonte. e a te piacciono le cose semplici, in effetti sono più gestibili e danno meno problemi.



E che fonti! :smt044 :smt044 :smt044
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Messaggioda ska » mer apr 24, 2013 14:26 pm

di la verità che quando scrivi sul forum ti infili nel cul0 il manganello della polizia per essere ancora più incazzat0..... MAIALONE !!!
mettici un po' d'olio va', chissa' che non ti calmi.

stronzate a parte massimo rispetto per le vittime , in quanto tali ogni commento è superfluo , irritante , inopportuno .... e da TESTE DI CAZZ0.
i morti sono morti, sfruttarli per fare propaganda politica sia da una parte che dall'altra è riprovevole.
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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 14:38 pm

La maggiore struttura organizzata di Al Qaeda sopravvive in Maghreb mentre il fenomeno più vistoso è la proliferazione di microcellule di affiliati»: a descrivere la mutazione jihadista è Jonathan Schanzer, vicepresidente della Fondazione per la difesa della democrazia a Washington, ex analista dell?intelligence al Tesoro ed autore del saggio «Al Qaeda?s Armies» che ha anticipato gran parte di quanto sta avvenendo.

Quali sono oggi gli eserciti di cui dispone Al Qaeda?

«Quello meglio organizzato è senza dubbio Al Qaeda nel Maghreb Islamico, diretto erede dei gruppi salafiti del Nordafrica. Ha una struttura di comando, campi di addestramento e opera in una regione delimitata al fine di controllare territori, ottenere risorse e rovesciare governi. Si spiega così anche l?attentato in Libia contro l?ambasciatore francese o quello precedente a Bengasi in cui morì l?ambasciatore americano».

Che valutazione dà di Al Qaeda in Yemen dopo l?eliminazione del suo imam Anwar al-Awlaki nel 2011?

«È un?emanazione di Al Qaeda in Arabia Saudita, sicuramente meno efficiente e organizzata della rete maghrebina».

Gli attentatori ceceni di Boston aggiungono il tassello delle microcellule; quanto contano per la Jihad?

«Moltissimo. Sono oramai la maggiore espressione jihadista. Non si tratta di emanazioni dirette della vecchia centrale di comando con Bin Laden e al-Zawahiri ma di gruppi assai ridotti, microcellule, che sorgono spontaneamente, richiamandosi ad Al Qaeda. Sono degli affiliati che volontariamente diventano jihadisti».

Si tratta dunque di un?adesione spinta dall?ideologia?

«Certo, la genesi è la condivisione dell?ideologia di Al Qaeda. Ne vengono contagiati, la fanno propria e di conseguenza compiono attentati. Episodi come gli arresti avvenuti in Canada o l?attentato compiuto a Boston testimoniano quanto esteso sia questo fenomeno. Anche se forse a Boston c?è dell?altro...».

A cosa si riferisce?

«Al fatto che Tamerlan, quando tornò in Daghestan nel 2012, seguì dei corsi di addestramento. Sono in corso verifiche per riuscire comprendere dove andò e chi incontrò. Ma siamo in presenza di legami con un gruppo straniero».

Quali sono le sfide che un tale scenario comporta per il controterrorismo?

«Ci troviamo di fronte ad una minaccia più diffusa e dunque difficile da fronteggiare. Può venire da chiunque. Braccare organizzazioni, capi, strutture militari può servire a poco. Anche la sorveglianza elettronica delle comunicazioni deve essere ripensata perché nelle microcellule di uno o due individui molte informazioni vengono scambiate direttamente».


avete molti amici filoterroristi in giro per il mondo, contenti :?:
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Messaggioda MarcoS » mer apr 24, 2013 14:59 pm

avete chi?
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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 15:05 pm

povero lui, si sente sempre parte in causa...


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Messaggioda nuvolarossa » mer apr 24, 2013 15:21 pm

avete chi?
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Messaggioda MarcoS » mer apr 24, 2013 15:24 pm

undertaker777 ha scritto:povero lui, si sente sempre parte in causa
...

decisamente no.

solo curiosità su questo tuo continuo avercela con qualcuno genericamente indicato come voi.

cioè, per capire se ti riferisci a individui o gruppi ben specificati, nel qual caso sarebbe interessante capire chi e soprattutto perché. oppure è una cosa così, generica?
tipo certi personaggi un po' disturbati che si vedono perseguitati da non meglio specificati "loro" , da cui si sentono seguiti e minacciati. personaggi che a volte girano con in testa un cappellino di foglio d'alluminio sennò "loro" gli leggono nel pensiero con macchine astruse.
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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 16:05 pm

I due fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, immigrati regolari ceceni, erano armati fino ai denti. Avevano già materiale sufficiente a compiere altri attentati dopo quello di Boston.

Il loro tentativo di fuga ha rivelato che i due fratelli erano stati addestrati militarmente. Oramai è quasi del tutto certo che non abbiano agito da soli: altre 5 persone negli Usa e 2 in Spagna sono state arrestate, sospettate di complicità con l?attacco di Boston. La cellula terroristica di cui facevano parte, stando alle informazioni trapelate alla stampa, potrebbe includere fino a 12 persone.

Tamerlan, la ?mente?, il più grande dei due fratelli ceceni, era stato nel Caucaso settentrionale (uno dei santuari del terrorismo jihadista) per sei mesi, prima di tornare negli Usa a organizzare l?attentato.

A detta di sua madre, si era fanatizzato negli ultimi anni e stava imponendo anche a sua moglie, una ragazza americana, un comportamento coerente con l?estremismo islamico. Nonostante tutto ciò, nessuno lo aveva notato.

Negli Usa, l?Fbi lo aveva interrogato nel 2011, su segnalazione dall?estero (non è chiaro ancora da quale Paese), ma lo aveva rilasciato.

Un integralista islamico non è considerato una minaccia.

Un uomo che dichiara di odiare gli Usa sta semplicemente esercitando la sua libertà di opinione. Giusto.

Ma in base a questi parametri di giudizio, è stato impossibile prevenire l? attentato di Boston.

Le bombe contro la Maratona della capitale del Massachusetts non sono neppure l?unica trama terrorista in corso.

Contemporaneamente, in Canada, Al Qaeda stava organizzando un attentato alla linea ferroviaria Toronto-New York. Poteva essere un altro massacro di innocenti.


L?attacco è stato sventato all?ultimo minuto e solo grazie alla soffiata di un imam di Toronto.

Questi eventi sono rivelatori di un?offensiva del terrorismo islamico.

E suggeriscono che c?è qualcosa che non funziona nell?antiterrorismo americano. ?Per cinque anni abbiamo sentito predicare, principalmente da chi amministrava il potere esecutivo, la necessità di fare cambiamenti fondamentali in questo Paese per cambiare, specialmente nei confronti del mondo islamico, la percezione che quel mondo ha di noi. Ci hanno detto che avremmo dovuto premere il pulsante del ?reset?. Non abbiamo udito una sola parola da quei gruppi che suggerisse di capire e combattere un?ideologia totalitaria che esiste, almeno, sin dalla nascita dei Fratelli Musulmani, negli anni ?20 del secolo scorso. Questa ideologia vede negli Stati Uniti il suo principale nemico sin dagli anni ?40, quando il suo ideologo principale, Sayyd Qutb visitò il nostro Paese e rimase inorridito per tutto ciò che egli giudicò decadente?.

A ricordarlo all?amministrazione Obama è l?ex Procuratore Generale Michael Mukasey, in un suo editoriale pubblicato domenica sul Wall Street Journal.

I Democratici non hanno mai cessato di combattere Al Qaeda, in quanto organizzazione, ma hanno smesso da subito di combattere lo jihadismo in quanto ideologia. Obama ha trascurato quei musulmani liberali che vogliono realmente difendere gli Usa.

?Fino ad oggi l?amministrazione non ha voluto nemmeno riconoscere che esiste una minaccia ideologica ed ha insistito nel darle un?etichetta priva di senso come ?estremismo violento?, oppure, nel caso del maggior Nidal Hassan, autore del massacro di Fort Hood (novembre 2009), l?ha definita ?violenza sul posto di lavoro? ? scrive Zuhdi Jasser, presidente l?associazione Aifd dei musulmani democratici e liberali ? L?Aifd chiede, a nome dei musulmani americani, che l?amministrazione Obama, i media e le università sviluppino una strategia coerente per promuovere i valori occidentali di libertà fra i musulmani, sia in Usa che all?estero.

E cerchi di sconfiggere la mentalità suprematista dell?Islam politico e la sua continua minaccia alla sicurezza nazionale?.

La paralisi della politica americana contro lo jihadismo ha due radici ben individuabili: una politica e l?altra culturale.

Politicamente, il governo democratico tende a cercare il dialogo più con i radicali che non con i filo-occidentali.

L?amministrazione Obama ha così scaricato i laici e i cristiani egiziani, preferendo sostenere i Fratelli Musulmani.

In Siria sta fornendo equipaggiamento ?non letale? a ribelli che sono sempre più chiaramente egemonizzati dal fronte jihadista.

Basti pensare che Al Nusrah, due settimane fa, ha pubblicamente giurato fedeltà alla causa di Al Qaeda.

E parte della resistenza al regime di Assad riceve addestramento nei campi gestiti da Hamas.

Nel dialogo con l?Islam americano, l?amministrazione statunitense è attenta alle richieste dei gruppi più fondamentalisti. Mentre organizzazioni liberali, come l?Aifd, appunto, sono scientemente ignorate.

Sul piano culturale, i media di sinistra sono la dimostrazione più lampante che ?terrorismo islamico? è tornata ad essere una definizione tabù.

Subito dopo l?esplosione delle bombe a Boston, sono almeno dodici i grandi commentatori di sinistra, fra cui il noto regista Michael Moore, che hanno subito puntato il dito sulla pista dell??estremista di destra?, dunque ?bianco, cristiano e americano?.

Più che di un?analisi, si trattava di una speranza.

Significativo era il titolo dell?editoriale della rivista online Salon, all?indomani della strage di Boston: ?Speriamo che l?attentatore della Maratona di Boston sia un bianco americano?.

Il testo dell?articolo, a firma dell?editorialista David Sirota, puntava il dito sul cosiddetto ?privilegio del maschio bianco?, in base al quale un attentato commesso da un bianco non è seguito da una discriminazione dei bianchi, mentre un attentato commesso da un immigrato musulmano è seguito da discriminazioni nei confronti di tutta la religione musulmana, ?racial profiling? (controlli più intensi su chi è mediorientale) e guerre nel Medio Oriente.

Il saggista che si definisce ?anti-razzista? Tim Wise, sempre all?indomani delle bombe a Boston, spiegava: ?Privilegio bianco è sapere che se questo terrorista risulterà essere bianco, il governo degli Stati Uniti non bombarderà tutti i luoghi (un campo di grano, una città di montagna o un sobborgo) da cui dice che questo terrorista proviene. E se si scopre che è un membro dell?Ira, non bombarderemo Belfast. E se è un italo-americano cattolico, non bombarderemo il Vaticano?.

Sono argomenti molto rivelatori: la cultura progressista americana spera che il terrorismo islamico non esista, perché teme di doverlo combattere.

Ammettere di essere in guerra con un nemico ideologico esterno vuol dire, prima di tutto, stringersi attorno alla propria identità nazionale e occidentale.

Ed è proprio questa identità che i progressisti non vogliono riconoscere.

Allo stesso tempo, nel voler difendere una minoranza etnica e religiosa, hanno finito per confondere la religione musulmana con l?ideologia islamista.

Commettendo, in senso contrario, lo stesso errore dei razzisti.

Non rendendo onore a quei musulmani che l?islamismo lo combattono, tutti i giorni. E ne restano vittime, tutti i giorni.



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Messaggioda nuvolarossa » mer apr 24, 2013 16:32 pm

Veramente a me fa ridere il fatto che non c'è traccia della fonte delle caz-zate che riporti. Te le passa direttamente La Voce? :roll:
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Messaggioda MarcoS » mer apr 24, 2013 16:36 pm

undertaker777 ha scritto:
....



anche questo articolo vi farà rabbia :roll:


ma vi chi? e perché rabbia? si continua a non capire con chi ce l'hai.

vien veramente da pensare ad un caso di tin foil hat...
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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 16:36 pm

nuvolarossa ha scritto:sono proprio ignorante, devo ridere per non piangere, l'unica cosa che mi riesce è mettere insieme delle caz-zate, e quando le leggo scoppio a piangere. Ma perchè sono nato scemo? :roll:



chiedilo alla mamma
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Messaggioda nuvolarossa » mer apr 24, 2013 16:41 pm

Ma perchè non vuoi mettere la fonte?
Cosa temi?
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Messaggioda undertaker777 » mer apr 24, 2013 17:02 pm

devi solo leggere, non è difficile, ce la puoi fare
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Messaggioda nuvolarossa » mer apr 24, 2013 17:04 pm

Ho letto, persino tutto l'articolo.
Ora vorrei sapere la fonte, perchè non la pubblichi?
L'ho pure cercata in rete ma non la trovo, lo so sono un incapace, mettila tu.
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Messaggioda ska » mer apr 24, 2013 17:25 pm

undertaker777 ha scritto:
I due fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, immigrati regolari ceceni, erano armati fino ai denti. Avevano già materiale sufficiente a compiere altri attentati dopo quello di Boston.

Il loro tentativo di fuga ha rivelato che i due fratelli erano stati addestrati militarmente. Oramai è quasi del tutto certo che non abbiano agito da soli: altre 5 persone negli Usa e 2 in Spagna sono state arrestate, sospettate di complicità con l?attacco di Boston. La cellula terroristica di cui facevano parte, stando alle informazioni trapelate alla stampa, potrebbe includere fino a 12 persone.

Tamerlan, la ?mente?, il più grande dei due fratelli ceceni, era stato nel Caucaso settentrionale (uno dei santuari del terrorismo jihadista) per sei mesi, prima di tornare negli Usa a organizzare l?attentato.

A detta di sua madre, si era fanatizzato negli ultimi anni e stava imponendo anche a sua moglie, una ragazza americana, un comportamento coerente con l?estremismo islamico. Nonostante tutto ciò, nessuno lo aveva notato.

Negli Usa, l?Fbi lo aveva interrogato nel 2011, su segnalazione dall?estero (non è chiaro ancora da quale Paese), ma lo aveva rilasciato.

Un integralista islamico non è considerato una minaccia.

Un uomo che dichiara di odiare gli Usa sta semplicemente esercitando la sua libertà di opinione. Giusto.

Ma in base a questi parametri di giudizio, è stato impossibile prevenire l? attentato di Boston.

Le bombe contro la Maratona della capitale del Massachusetts non sono neppure l?unica trama terrorista in corso.

Contemporaneamente, in Canada, Al Qaeda stava organizzando un attentato alla linea ferroviaria Toronto-New York. Poteva essere un altro massacro di innocenti.


L?attacco è stato sventato all?ultimo minuto e solo grazie alla soffiata di un imam di Toronto.

Questi eventi sono rivelatori di un?offensiva del terrorismo islamico.

E suggeriscono che c?è qualcosa che non funziona nell?antiterrorismo americano. ?Per cinque anni abbiamo sentito predicare, principalmente da chi amministrava il potere esecutivo, la necessità di fare cambiamenti fondamentali in questo Paese per cambiare, specialmente nei confronti del mondo islamico, la percezione che quel mondo ha di noi. Ci hanno detto che avremmo dovuto premere il pulsante del ?reset?. Non abbiamo udito una sola parola da quei gruppi che suggerisse di capire e combattere un?ideologia totalitaria che esiste, almeno, sin dalla nascita dei Fratelli Musulmani, negli anni ?20 del secolo scorso. Questa ideologia vede negli Stati Uniti il suo principale nemico sin dagli anni ?40, quando il suo ideologo principale, Sayyd Qutb visitò il nostro Paese e rimase inorridito per tutto ciò che egli giudicò decadente?.

A ricordarlo all?amministrazione Obama è l?ex Procuratore Generale Michael Mukasey, in un suo editoriale pubblicato domenica sul Wall Street Journal.

I Democratici non hanno mai cessato di combattere Al Qaeda, in quanto organizzazione, ma hanno smesso da subito di combattere lo jihadismo in quanto ideologia. Obama ha trascurato quei musulmani liberali che vogliono realmente difendere gli Usa.

?Fino ad oggi l?amministrazione non ha voluto nemmeno riconoscere che esiste una minaccia ideologica ed ha insistito nel darle un?etichetta priva di senso come ?estremismo violento?, oppure, nel caso del maggior Nidal Hassan, autore del massacro di Fort Hood (novembre 2009), l?ha definita ?violenza sul posto di lavoro? ? scrive Zuhdi Jasser, presidente l?associazione Aifd dei musulmani democratici e liberali ? L?Aifd chiede, a nome dei musulmani americani, che l?amministrazione Obama, i media e le università sviluppino una strategia coerente per promuovere i valori occidentali di libertà fra i musulmani, sia in Usa che all?estero.

E cerchi di sconfiggere la mentalità suprematista dell?Islam politico e la sua continua minaccia alla sicurezza nazionale?.

La paralisi della politica americana contro lo jihadismo ha due radici ben individuabili: una politica e l?altra culturale.

Politicamente, il governo democratico tende a cercare il dialogo più con i radicali che non con i filo-occidentali.

L?amministrazione Obama ha così scaricato i laici e i cristiani egiziani, preferendo sostenere i Fratelli Musulmani.

In Siria sta fornendo equipaggiamento ?non letale? a ribelli che sono sempre più chiaramente egemonizzati dal fronte jihadista.

Basti pensare che Al Nusrah, due settimane fa, ha pubblicamente giurato fedeltà alla causa di Al Qaeda.

E parte della resistenza al regime di Assad riceve addestramento nei campi gestiti da Hamas.

Nel dialogo con l?Islam americano, l?amministrazione statunitense è attenta alle richieste dei gruppi più fondamentalisti. Mentre organizzazioni liberali, come l?Aifd, appunto, sono scientemente ignorate.

Sul piano culturale, i media di sinistra sono la dimostrazione più lampante che ?terrorismo islamico? è tornata ad essere una definizione tabù.

Subito dopo l?esplosione delle bombe a Boston, sono almeno dodici i grandi commentatori di sinistra, fra cui il noto regista Michael Moore, che hanno subito puntato il dito sulla pista dell??estremista di destra?, dunque ?bianco, cristiano e americano?.

Più che di un?analisi, si trattava di una speranza.

Significativo era il titolo dell?editoriale della rivista online Salon, all?indomani della strage di Boston: ?Speriamo che l?attentatore della Maratona di Boston sia un bianco americano?.

Il testo dell?articolo, a firma dell?editorialista David Sirota, puntava il dito sul cosiddetto ?privilegio del maschio bianco?, in base al quale un attentato commesso da un bianco non è seguito da una discriminazione dei bianchi, mentre un attentato commesso da un immigrato musulmano è seguito da discriminazioni nei confronti di tutta la religione musulmana, ?racial profiling? (controlli più intensi su chi è mediorientale) e guerre nel Medio Oriente.

Il saggista che si definisce ?anti-razzista? Tim Wise, sempre all?indomani delle bombe a Boston, spiegava: ?Privilegio bianco è sapere che se questo terrorista risulterà essere bianco, il governo degli Stati Uniti non bombarderà tutti i luoghi (un campo di grano, una città di montagna o un sobborgo) da cui dice che questo terrorista proviene. E se si scopre che è un membro dell?Ira, non bombarderemo Belfast. E se è un italo-americano cattolico, non bombarderemo il Vaticano?.

Sono argomenti molto rivelatori: la cultura progressista americana spera che il terrorismo islamico non esista, perché teme di doverlo combattere.

Ammettere di essere in guerra con un nemico ideologico esterno vuol dire, prima di tutto, stringersi attorno alla propria identità nazionale e occidentale.

Ed è proprio questa identità che i progressisti non vogliono riconoscere.

Allo stesso tempo, nel voler difendere una minoranza etnica e religiosa, hanno finito per confondere la religione musulmana con l?ideologia islamista.

Commettendo, in senso contrario, lo stesso errore dei razzisti.

Non rendendo onore a quei musulmani che l?islamismo lo combattono, tutti i giorni. E ne restano vittime, tutti i giorni.



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interessante questo articolo.
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Messaggioda nuvolarossa » mer apr 24, 2013 17:30 pm

ska, tu riesci a risalire alla fonte?
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Messaggioda ska » mer apr 24, 2013 17:36 pm

bah , sembra roba cattolica..... sarai mica un'estremista cristiano ?
non so' adesso cerco meglio.
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ska
 
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