Il disinteresse degli italiani

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Il disinteresse degli italiani

Messaggioda Roberto » ven mar 25, 2005 9:28 am

Stanno cambiando radicalmente la costituzione e gradualmente stanno istaurando un regime, dove il capo del governo ha poteri elevati e ha sempre meno controlli (il presidente della repubblica diventerà una specie di santino appeso al muro) e gli italiani si preoccupano di più se Del Piero non gioca in nazionale!
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Messaggioda alfaomega » ven mar 25, 2005 9:41 am

Arriverà il momento in cui si sveglieranno.

Sostituire Napoli e i napoletani con l'Italia.... e i tedeschi con......


(Copyright Erri De Luca... gli chiedo venia per la pubblicazione qui. Il libro da cui sono tratte queste pagine è "Morso di luna nuova")

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Messaggioda Silvio » ven mar 25, 2005 11:07 am

Riforma costituzionale
quell'ingenua illusione
di GIUSEPPE D'AVANZO


ANCORA oggi c'è chi pensa che della riforma della Costituzione, alla fine, non se ne farà nulla. Il referendum la cancellerà, si dice con avventatezza. Nel mondo politico, della cultura e dell'informazione, per non parlare dell'opinione pubblica, c'è chi è - ancora oggi - fiducioso che "il limite" non sarà oltrepassato. L'ingenua illusione può provocare disastri imponenti se non si affronta con realismo quel che è accaduto al Senato con l'approvazione della "Riforma dell'ordinamento della Repubblica" (primo firmatario Silvio Berlusconi). Ha vinto una cultura politica che crede sia la forza il reale fondamento della convivenza umana. L'idea è antica.

Fu di Machiavelli, è stata aggiornata nel ventesimo secolo da Max Weber e Carl Schmitt. Nella sua naiveté Berlusconi ne è, nel mondo occidentale, l'interprete più nitido. Egli si riconosce un'eccezionale autorità personale che può illuminare soltanto chi ha, per la politica, una vocazione. Vive per essa e non di essa (come, al contrario, quei "funzionari di partito" che gli sono avversari). Egli vuole esercitare il potere per realizzare, a vantaggio della comunità, la propria capacità di dare valori, significato e indirizzo alla vita secondo una "concezione del mondo" maturata con successo "in azienda" e in ogni altra "impresa" affrontata.

È naturale, è coerente - a pensarci - che questa volontà e questo potere carismatico abbiano voluto consolidarsi in una Costituzione. Nell'humus istituzionale di un sistema democratico pluralista e pluripartitico, Berlusconi è a disagio. Incontra ostacoli, lungaggini, barriere, balances che gli fanno venire (ammette) "l'orticaria". Burocrazie, partiti, governo, Parlamento, organi di garanzia, magistrature, calcoli elettorali, lo condizionano, lo appesantiscono. Avviliscono i suoi poteri a "mediazione dei conflitti". Li riducono soltanto alla snervante direzione dell'agenda di governo.

Se questo è vero, pare un errore pensare che la nuova Costituzione sia il frutto di una congiuntura politica che ha voluto (dovuto) concedere a ognuno dei partiti di governo una bandierina da sventolare in questa, e nella prossima, campagna elettorale. Berlusconi ha bisogno di questa Costituzione per "cambiare passo", dopo la prima stagione legislativa. Si prepara ad esercitare più concretamente la forza che rimane, nella sua cultura politica naif ma quanto consapevole, lo strumento essenziale per l'organizzazione della società e l'esercizio del potere politico.

È quel che annuncia la "Riforma dell'ordinamento della Repubblica" che frantuma il sistema costituzionale come sistema di equilibri e di reciproche garanzie. Semplificato e irrigidito, il sistema "riformato" concentra e personalizza il potere politico. Nasce un vertice monocratico del potere, eletto plebiscitariamente. È dotato di strumenti che gli consentono di governare senza mediazione e di controllare la maggioranza condizionando con voti bloccati la volontà parlamentare perché dispone liberamente della "vita" della legislatura.

Come ha avuto modo di dire già due anni fa il presidente (ora emerito) della Corte Costituzionale Valerio Onida, questo scenario "non significa democrazia più immediata, ma meno democrazia". Il passo successivo non è difficile immaginarlo perché in controluce già affiora di tanto in tanto. Le categorie del "politico" che quel vertice monocratico e cesarista maneggerà saranno "il bene" e "il male", "l'amico" e "il nemico", "l'uguale" e "il diverso"...

Conviene, come sollecita Mario Pirani, "svegliarsi", rimboccarsi le maniche, riflettere, cercare di capire, al di là dello sconcerto e dell'indignazione. Nessuno deve pensare che sia facile, capire. Ancora ieri, era complicato venire a capo di quanti articoli della Carta siano stati riscritti dal Polo. Per Michele Ainis ne sono stati "modificati 52 e aggiunti altri 3 di sana pianta". Per Andrea Manzella ne sono stati "cambiati 53". Per Sergio Bartole, presidente dell'Associazione costituzionalisti italiani, "la Costituzione cambia in ben 48 articoli". Altre riviste (come Questione Giustizia 1/2005) sostengono che il testo "sostituisce o modifica 49 degli 80 articoli della seconda parte della Costituzione".

52, 55, 53, 48 o 49? Si tratta della Carta costituzionale. Non è irrilevante che neppure addetti eccellenti sappiano concordemente dirci quanti sono gli articoli riscritti o aggiunti. Questa incertezza non è muta. Sono contraddizioni che ci svelano quanto debole e affrettato sia stato il dibattito culturale e politico intorno a una faccenda decisiva per il futuro della democrazia italiana. Forse è utile chiedersi perché questo è accaduto e azzardare anche una risposta.

Il falso mito delle riforme costituzionali, come una malattia, ha contagiato l'intero quadro politico. Tutti. Laici e cattolici. Destra, centro e sinistra. Il contagio, si può dire, dura da vent'anni e ha un suo primo epilogo con il referendum sul sistema proporzionale. Quel giorno, la nostra democrazia cambia pelle. Da "democrazia organizzata", come spiega Mario Dogliani, (organizzata perché fondata sulla mediazione dei partiti) si trasforma in "democrazia individualistica" (perché fondata sul rapporto immediato tra singolo e rappresentanti).

In questo slittamento la Costituzione, approvata il 22 dicembre del 1947, entrata in vigore il primo gennaio del 1948, sembra deprezzarsi, svalutarsi. Appare "invecchiata". Ma le Costituzioni, se vitali, non invecchiano. La più antica delle Costituzioni scritte, quella degli Stati Uniti d'America, nacque il 17 settembre del 1787; fu integrata con i dieci emendamenti del Bill of rights (carta dei diritti) l'anno dopo (1788) e da allora, in 217 anni, dei 10.000 emendamenti proposti ne sono stati approvati soltanto 17 (l'ultimo nel 1992).

La nostra Costituzione, messa sotto pressione, ha dovuto mostrare in questi anni tutta la vitalità dei suoi verdissimi 57 anni. Se non ci si lascia acceccare dal falso mito, lo si può constatare a occhio nudo. E' stata accusata di indebolire il sistema decisionale del governo troppo esposto agli umori del Parlamento. Al contrario è il Parlamento a vivere un'infelice crisi di ruolo mentre le pratiche in uso - i tempi garantiti della discussione in aula; l'ampio uso della questione di fiducia; i maxiemendamenti governativi... - offrono all'esecutivo un vigoroso potere decisionale.

È stato detto che la Carta impedirebbe la stabilità e la continuità dei governi. In realtà, da quando il Parlamento è stato eletto, prevalentemente con il maggioritario (dal 1994), sono stati in carica sei governi, ma si sono succedute al governo quattro maggioranze di cui tre scaturite dal voto. È stato detto che la Costituzione offre al "potere partitocratico" il modo di allungare le mani sulle istituzioni.

È sempre più evidente che il ruolo di mediazione dei partiti tra istanze sociali e istituzioni è quasi del tutto venuto meno. Si dice che è colpa della Costituzione se abbiamo un sistema politico così frammentato. Un sistema politico, però, non è il frutto delle regole del sistema costituzionale, ma delle regole del sistema elettorale (che nulla hanno a che fare con la Carta).

Si può dire allora che - da quando il "mito" delle riforme costituzionali è diventato invasivo e vincente - il sistema politico in tutti i suoi segmenti ha preteso di ottenere, come sostiene Onida, "attraverso le regole costituzionali, la coesione interna delle coalizioni politiche" che è appunto il lavoro, la quotidiana "fatica" dell'azione politica. Quel che la politica non è riuscita a conservare o proteggere o innovare, lo ha chiesto alla rigidità della Costituzione. È il passo laterale che ha sfigurato l'idea della Costituzione. Da motore della politica è diventata cornice. Da tabernacolo di valori e di programmi per realizzarli si è trasformata in strumento tecnico per dare robustezza al potere politico.

Non si può negare che in questa interpretazione svalutativa della Carta è rimasta intrappolata anche l'opposizione di oggi (il governo di ieri). Le preoccupazioni che il centrosinistra propone in queste ore possono esserne una conferma. L'allarme maggiore sembra riguardare "i diritti", come se la Costituzione si rinchiudesse soltanto nel rapporto tra i singoli e i diritti costituzionali.

Sembra quasi che la Carta debba essere affare di Corti Costituzionali, di giudici, di garanzie e non anche l'impegno comune che custodisce un modello di società condiviso, la rappresentazione di un fine e di un futuro collettivo. È proprio vero che bisogna "svegliarsi". Quel che attende il Paese con il referendum è un confronto tra culture politiche. Della cultura "cesaristica" di Berlusconi si sa e si è detto, ma quella che ha ispirato la Costituzione del 1947 dov'è? È ancora viva? Se è viva, perché tace, perché non si mostra?

(25 marzo 2005)
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Messaggioda Silvio » ven mar 25, 2005 12:09 pm

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Messaggioda Roberto » ven mar 25, 2005 12:28 pm

Quando le vignette di Vauro sono efficaci è sempre un brutto segno, preferisco quelle un po cretine :lol:
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Messaggioda Silvio » ven mar 25, 2005 12:36 pm

Roberto ha scritto:Quando le vignette di Vauro sono efficaci è sempre un brutto segno, preferisco quelle un po cretine :lol:


resta il fatto che su questo topic abbiamo risposto solo in tre, e gli altri ???


Disinteresse ???
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Messaggioda Roberto » ven mar 25, 2005 12:42 pm

Silvio ha scritto:
Roberto ha scritto:Quando le vignette di Vauro sono efficaci è sempre un brutto segno, preferisco quelle un po cretine :lol:


resta il fatto che su questo topic abbiamo risposto solo in tre, e gli altri ???


Disinteresse ???
Non è solo disinteresse, è anche impotenza, consapevolezza di non poter far altro se non votare in un altro modo... speriamo solo che a questo popolo di furbi, gli si apra un po il cervello.
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Messaggioda Silvio » ven mar 25, 2005 13:12 pm

Speriamo Roberto, speriamo, ma ho molti dubbi; a molti italiani, quando gli hai dato la TV, il calcio e un pò di tette e culi in televisione, del resto non gliene frega niente di niente di niente.
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Messaggioda Roberto » ven mar 25, 2005 13:22 pm

Silvio ha scritto:Speriamo Roberto, speriamo, ma ho molti dubbi; a molti italiani, quando gli hai dato la TV, il calcio e un pò di tette e culi in televisione, del resto non gliene frega niente di niente di niente.
I soldi, il successo, la macchina, la casa, la scuadra di calcio, l'estetica, le vacanze, la televisione, i telefonini.... ma quando i conti non tornano più e tutte queste cose non te le puoi permettere, con qualcuno te le devi pur prendere e il nostro cavaliere sa fare solo i suoi interessi, ma non i nostri ed il risulato si vede; prima o poi dovrà pagare il conto (meglio prima 8) )
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Messaggioda Silvio » ven mar 25, 2005 13:26 pm

Roberto ha scritto:
Silvio ha scritto:Speriamo Roberto, speriamo, ma ho molti dubbi; a molti italiani, quando gli hai dato la TV, il calcio e un pò di tette e culi in televisione, del resto non gliene frega niente di niente di niente.
I soldi, il successo, la macchina, la casa, la scuadra di calcio, l'estetica, le vacanze, la televisione, i telefonini.... ma quando i conti non tornano più e tutte queste cose non te le puoi permettere, con qualcuno te le devi pur prendere e il nostro cavaliere sa fare solo i suoi interessi, ma non i nostri ed il risulato si vede; prima o poi dovrà pagare il conto (meglio prima 8) )


sto aspettando non passivamente da quattro anni; tra pochi giorni, alle regionali, vedremo come stiamo messi.
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Messaggioda dogon » ven mar 25, 2005 14:08 pm

Roberto ha scritto:Non è solo disinteresse, è anche impotenza, consapevolezza di non poter far altro se non votare in un altro modo... speriamo solo che a questo popolo di furbi, gli si apra un po il cervello.

...condividido quanto dici. Anche se votare in altro modo significa cambiare solo di qualche virgola il senso delle cose...(ci ritroveremo con Mastella, con la Margherita che a Bressanone è alleata di AN e FI, con...etc etc)...
C'è dal sperare nel referendum che si farà...
Ma per quanto mi riguarda, è abbastanza brutto ammetterlo e soprattutto dirlo, sto cominciando a provare un senso di invidia per quei miei amici che si sono laureati a Vienna o ad Innsbruck ed hanno deciso di non rientrare...guadagnano di più, vivono meglio, non si ritrovano certe facce in TV...ormai... dovevo pensarci prima.
________________________________________
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Messaggioda Silvio » ven mar 25, 2005 14:13 pm

dogon ha scritto:
Roberto ha scritto:Non è solo disinteresse, è anche impotenza, consapevolezza di non poter far altro se non votare in un altro modo... speriamo solo che a questo popolo di furbi, gli si apra un po il cervello.

...condividido quanto dici. Anche se votare in altro modo significa cambiare solo di qualche virgola il senso delle cose...(ci ritroveremo con Mastella, con la Margherita che a Bressanone è alleata di AN e FI, con...etc etc)...
C'è dal sperare nel referendum che si farà...
Ma per quanto mi riguarda, è abbastanza brutto ammetterlo e soprattutto dirlo, sto cominciando a provare un senso di invidia per quei miei amici che si sono laureati a Vienna o ad Innsbruck ed hanno deciso di non rientrare...guadagnano di più, vivono meglio, non si ritrovano certe facce in TV...ormai... dovevo pensarci prima.


secondo me, se ne hai la possibilità lavorativa e personale, sei ancora in tempo.

io, se potessi, lo farei.
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Messaggioda dogon » ven mar 25, 2005 14:23 pm

Silvio ha scritto:
secondo me, se ne hai la possibilità lavorativa e personale, sei ancora in tempo.

io, se potessi, lo farei.

...poi mi fermo, non voglio finire OT :wink: ...non è facile, ci vuole molto coraggio a ricominciare praticamente da zero, coraggio che forse in questo momento non ho.
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Messaggioda Roberto » ven mar 25, 2005 14:36 pm

Se potessi espatrierei subito, non ho nessuna fiducia nei miei compatrioti e nella classe politica che votano, ma non posso, troppi legami mi legano a questa terra di coglioni che si credono furbi.
Per questo spero nel meno peggio, che anche se è sono meno del peggio che ci governa ora, mi da molte più garanzie del riapetto di certe regole basilari del convivere civile.
Quello che non sopporto dell'attuale classe dirigente è la prepotenza sfacciata, la presunzione di essere sopra ad ogni legge e la sfacciataggine di accusare sempre chi cerca di fare giustizia, di essere un persecutore; di questa classe dirigente odio la mafiosità sfacciata!
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Messaggioda pietrorrrago » ven mar 25, 2005 15:02 pm

Il problema però è la gente, prima dei politici, è l'impostazione della società che è sbagliata, sempre di più mi convinco che questa classe politica è lo specchio della cosidetta società civile (con ben poco di civile) che c'è fuori dall'aula.

Siete voi cittadini (italiani, noi Neozelandesi invece ... 8) :lol: ) che avete questi vizi che i politici manifestano elevati all'ennesima potenza, sono quelli che pensano che in fin dei conti non importa il "come" arrivi al successo (se è quel tipo di successo che uno ambisce), l'importante è arrivare, dove arrivare vuol dire ostentare ricchezza e potere preferibilmente sopra una platea di persone che stanno peggio di te, più sei distante da loro e più ti senti bene.
Se devi pestare qualche callo, accettare compromessi, non giocare "pulito" poco importa.
E qui non stò parlando di ideologie, quelle ormai sono state surclassate da tempo dall'interesse spicciolo, personale, le alleanze si fanno in base a un tornaconto contabile e quindi non importa se vai a sinistra o a destra, vai dove i tuoi voti sono pagati meglio.
Io non sono ottimista.
Gli italiani, come i napoletani del brano riportato da Alfio, è vero che quando si smuovono cambiano le cose ma è ancora più vero che lo fanno con cadenza secolare, quindi fino almeno al 2043 ....
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Messaggioda Baldazzar » ven mar 25, 2005 16:43 pm

pietrorrrago ha scritto:Il problema però è la gente, prima dei politici, è l'impostazione della società che è sbagliata, sempre di più mi convinco che questa classe politica è lo specchio della cosidetta società civile (con ben poco di civile) che c'è fuori dall'aula.

Siete voi cittadini (italiani, noi Neozelandesi invece ... 8) :lol: ) che avete questi vizi che i politici manifestano elevati all'ennesima potenza, sono quelli che pensano che in fin dei conti non importa il "come" arrivi al successo (se è quel tipo di successo che uno ambisce), l'importante è arrivare, dove arrivare vuol dire ostentare ricchezza e potere preferibilmente sopra una platea di persone che stanno peggio di te, più sei distante da loro e più ti senti bene.
Se devi pestare qualche callo, accettare compromessi, non giocare "pulito" poco importa.
E qui non stò parlando di ideologie, quelle ormai sono state surclassate da tempo dall'interesse spicciolo, personale, le alleanze si fanno in base a un tornaconto contabile e quindi non importa se vai a sinistra o a destra, vai dove i tuoi voti sono pagati meglio.
Io non sono ottimista.
Gli italiani, come i napoletani del brano riportato da Alfio, è vero che quando si smuovono cambiano le cose ma è ancora più vero che lo fanno con cadenza secolare, quindi fino almeno al 2043 ....
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Messaggioda Roberto » ven mar 25, 2005 17:09 pm

pietrorrrago ha scritto:Il problema però è la gente, prima dei politici, è l'impostazione della società che è sbagliata, sempre di più mi convinco che questa classe politica è lo specchio della cosidetta società civile (con ben poco di civile) che c'è fuori dall'aula.

Siete voi cittadini (italiani, noi Neozelandesi invece ... 8) :lol: ) che avete questi vizi che i politici manifestano elevati all'ennesima potenza, sono quelli che pensano che in fin dei conti non importa il "come" arrivi al successo (se è quel tipo di successo che uno ambisce), l'importante è arrivare, dove arrivare vuol dire ostentare ricchezza e potere preferibilmente sopra una platea di persone che stanno peggio di te, più sei distante da loro e più ti senti bene.
Se devi pestare qualche callo, accettare compromessi, non giocare "pulito" poco importa.
E qui non stò parlando di ideologie, quelle ormai sono state surclassate da tempo dall'interesse spicciolo, personale, le alleanze si fanno in base a un tornaconto contabile e quindi non importa se vai a sinistra o a destra, vai dove i tuoi voti sono pagati meglio.
Io non sono ottimista.
Gli italiani, come i napoletani del brano riportato da Alfio, è vero che quando si smuovono cambiano le cose ma è ancora più vero che lo fanno con cadenza secolare, quindi fino almeno al 2043 ....
Le rivoluzioni si sono sempre fatte con la pancia vuota, quando è piena la gente pensa al calcio, alla casa, alla macchina, al televisore ..... :roll:
L'italiano è sempre stato un cretino, si è fatto mettere i piedi in testa da tutti e da sempre; col passare di millenni non è cambiato ed ancora oggi vede solo un palmo dal proprio naso, ovvero, solo per quello che crede lo interessi direttamente, non accorgendosi delle cose che veramente sono importanti.
In Italia è stato un Re, che per i propri interessi ha messo insieme l'Italia, con il sangue degli italiani. I vari tentativi rivoluzionari del risorgimento, sono sempre falliti per l'accidia degli italiani, che non hanno mai capito per chi combattevano e morivano i carbonari, arrivando al punto di giustiziarli sulle spiagge, convinti dal potere che li opprimeva, che avrebbero leso ai loro miseri interessi di morti di fame.

Non siamo cambiati, anche adesso baciamo il culo di chi ci opprime, di chi ci sfrutta; anche adesso non vediamo oltre il proprio naso ed ora, peggio di ieri, siamo annebbiati dai media, tivvù in testa, che ci tolgono quel poco di raziocinio che ci resta.

Il nostro scopo attuale è solo consumare, dobbiamo spendere tutto quello che abbiamo ed oltre, per il bene della patria e del potere capitalista, che fa i capitali grazie a noi imbecilli che li offriamo disinteressatamente, al solo scopo di possedere l'ultima cazzata di telefonino, che fa anche il caffè e che, dopo una settimana, sarà già superato da quello che ti tira le pippe.
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Messaggioda Freespirit » ven mar 25, 2005 18:07 pm

ma dai su, gli italiani hanno altro a che pensare:la Fattoria, Maurizio Costanzo....e varie porcherie!
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Messaggioda troll » ven mar 25, 2005 19:43 pm

questo è quello che vogliono farti credere
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Messaggioda Silvio » dom mar 27, 2005 0:47 am

Silvio ha scritto:Immagine


P.S. : la vignetta non era quella relativa al Papa, evidentemente è stata aggiornata in automatico.

Chiedo scusa se qualcuno si è offeso.
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